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| Ossessioni e narcisismi Ecco, ci
risiamo. Un altro libello dal titolo accattivante m'ha
fregata. Questa volta si tratta di "Felicità è
donarsi" di Claudio Risè. Che non mi è piaciuto,
perché l'autore attacca il narcisimo, ma non abbandona
mai la smania di protagonismo, e con la scusa di
presentare, come caso clinico, la propria personale
esperienza, non smette di parlare di sé. E insomma, più
Narciso di così! |
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| PAUSANIA, Descrizione
della Grecia, III, 31, 7-8. Traduzione da: Bettini M,
Pellizer E., Il mito di Narciso. Immagini e racconti
dalla Grecia ad oggi., Einaudi 2003, pag. 181 [a] Nella terra dei Tespiesi vi è un luogo chiamato Donakòn (Canneto); qui si trova la fonte di Narciso, e si racconta che il giovane guardasse dentro questacqua, e senza comprendere che stava vedendo la propria immagine, senza rendersene conto si innamorò di se stesso, e a causa di quellamore gli sopravvenne la morte presso la fonte. Ma è davvero una storia completamente idiota, che un individuo già arrivato alletà di potersi innamorare non sia nemmeno capace di distinguere che cosa è un uomo e che cosa è limmagine di un uomo. LATTANZIO PLACIDO, Narrazioni Ovidiane, III, fab. 5-6 Traduzione da: Bettini M., Pellizer E., Il mito di Narciso. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2003, pp. 192-3. (5) La ninfa Liriope generò dal fiume Cefiso Narciso, al quale Tiresia, figlio di Evero, promise con un vaticinio ogni felicità, se non avesse avuto alcuna notizia della propria bellezza. E poiché dunque Eco lo amava, e non riusciva a trovare il modo di farlo suo, per la pena e la passione per quel giovane si consumò, e ciò che rimase del suo corpo fu mutato in pietra; ciò le accadde per lira di Giunone, perché spesso laveva trattenuta con la sua loquacità, in modo che Giove non potesse essere da lei sorpreso sul fatto mentre rincorreva le ninfe sui monti. Si dice che Eco, figlia di Giunone, per la sua deformità si sia nascosta tra i monti, perché niente si potesse percepire di lei, tranne la voce, che tuttavia dopo la sua dipartita si ode ancora. (6) Ma Nemesi, la vendicatrice di coloro che sono restii in amore, indusse il suddetto Narciso, per la troppa crudeltà che aveva mostrato nei confronti di Eco, allamore di se stesso, perché ardesse di una fiamma non minore. Costui dunque, stanco per la caccia che esercitava assiduamente, sera sdraiato presso una fonte allombra, e bevendone lacqua aveva visto la propria immagine: e indugiando su di essa troppo a lungo, alla fine si consunse al punto di perderne la vita. |
OVIDIO, Metamorfosi, libro III, vv. 339-493 Trad. it. F. Bernini, Bologna, Zanichelli, 1984, pp. 121-129 Per le
città dell'Aonia Tirsia, profeta famoso, DECIMO MAGNO AUSONIO (Bordeaux 310 d.C/ 393-394 d.C), Epigrammi, 100 Traduzione da: Pastorino A. (a cura di), Opere di decimo Magno Ausonio, Utet 1971, pp. 828-829. Se tu
desiderassi un altro potresti possederlo, o Narciso: FRANCESCO PETRARCA (Arezzo 1304-1374), Triumphus Cupidinis, II, 145-150 ivi
l vano amador che la sua propria |
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