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last update 23/11/04

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Ossessioni e narcisismi

Ecco, ci risiamo. Un altro libello dal titolo accattivante m'ha fregata. Questa volta si tratta di "Felicità è donarsi" di Claudio Risè. Che non mi è piaciuto, perché l'autore attacca il narcisimo, ma non abbandona mai la smania di protagonismo, e con la scusa di presentare, come caso clinico, la propria personale esperienza, non smette di parlare di sé. E insomma, più Narciso di così!
Nonostante ciò, qualcosa rimane: pochi preziosi spunti di riflessione (tutti co
ntenuti nella quarta di copertina): "L’egoismo fa male. Tutto questo vivere «per sé» e mai con, e soprattutto per gli altri, fa ammalare. L’essere umano è programmato, biologicamente e simbolicamente, per il dono. Non vedere questo lato della vita, la meraviglia dell’abbondanza che ci si rovescia addosso non appena accettiamo lo stupore dell’incontro con l’altro, l’emozione della relazione, per rinchiuderci invece nella prigione dell’accumulo, del calcolo, dell’avarizia è patologico, prima ancora che cretino. Il narcisismo che permea la nostra cultura è portatore di nevrosi, paure e soprattutto di infelicità." [...] "La felicità, care lettrici e lettori, non sta nel contemplarsi l’ombelico. Per lasciarla avvicinare, dobbiamo fare esattamente il contrario che raggomitolarci su noi stessi, nella ossessiva difesa del nostro presunto benessere che in realtà è un dannatissimo malessere. La felicità è donarsi, e accogliere i doni della vita."
Incontrare l'altro, tuttavia, non è affare da poco. E come capire il confine tra il dono gioioso e l'inutile sacrificio masochistico? Ho sentito una trasmissione alla radio
(RADIO2, "Due di notte - Domenica") in cui si diceva che in fondo al proprio cuore ciascuno di noi lo sa, sa che un'ossessione non può essere amore; se una relazione affossa, getta nel panico, nella confusione, nel tormento, è una patologia (e mi torna in mente adesso un libro degli anni '80 ("Provaci! Manuale semiserio per apprendiste seduttrici") in cui era ben spiegato come distinguere l'ossessione dall'amore). Allora, che dire di narcisistici amori, che all'amore non somigliano, e che anziché portare gioia, serenità e voglia di costruire un futuro migliore, tolgono le forze e gettano nella più nera disperazione? Bisogna salvarsi, nuotare tra le rapide, almeno provare a vedere dove siamo. Intuire che l'amore è un'altra cosa, muoversi in un'altra direzione. Raccogliere le forze, provarci. Trovare ispirazione nella letteratura, nel mito, magari chiedersi: chi era Narciso, e cosa gli accade?

PAUSANIA, Descrizione della Grecia, III, 31, 7-8. Traduzione da: Bettini M, Pellizer E., Il mito di Narciso. Immagini e racconti dalla Grecia ad oggi., Einaudi 2003, pag. 181

[a] Nella terra dei Tespiesi vi è un luogo chiamato Donakòn (Canneto); qui si trova la fonte di Narciso, e si racconta che il giovane guardasse dentro quest’acqua, e senza comprendere che stava vedendo la propria immagine, senza rendersene conto si innamorò di se stesso, e a causa di quell’amore gli sopravvenne la morte presso la fonte. Ma è davvero una storia completamente idiota, che un individuo già arrivato all’età di potersi innamorare non sia nemmeno capace di distinguere che cosa è un uomo e che cosa è l’immagine di un uomo.

LATTANZIO PLACIDO, Narrazioni Ovidiane, III, fab. 5-6 Traduzione da: Bettini M., Pellizer E., Il mito di Narciso. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Torino, Einaudi, 2003, pp. 192-3.

(5) La ninfa Liriope generò dal fiume Cefiso Narciso, al quale Tiresia, figlio di Evero, promise con un vaticinio ogni felicità, se non avesse avuto alcuna notizia della propria bellezza. E poiché dunque Eco lo amava, e non riusciva a trovare il modo di farlo suo, per la pena e la passione per quel giovane si consumò, e ciò che rimase del suo corpo fu mutato in pietra; ciò le accadde per l’ira di Giunone, perché spesso l’aveva trattenuta con la sua loquacità, in modo che Giove non potesse essere da lei sorpreso sul fatto mentre rincorreva le ninfe sui monti. Si dice che Eco, figlia di Giunone, per la sua deformità si sia nascosta tra i monti, perché niente si potesse percepire di lei, tranne la voce, che tuttavia dopo la sua dipartita si ode ancora.

(6) Ma Nemesi, la vendicatrice di coloro che sono restii in amore, indusse il suddetto Narciso, per la troppa crudeltà che aveva mostrato nei confronti di Eco, all’amore di se stesso, perché ardesse di una fiamma non minore. Costui dunque, stanco per la caccia che esercitava assiduamente, s’era sdraiato presso una fonte all’ombra, e bevendone l’acqua aveva visto la propria immagine: e indugiando su di essa troppo a lungo, alla fine si consunse al punto di perderne la vita.

OVIDIO, Metamorfosi, libro III, vv. 339-493 Trad. it. F. Bernini, Bologna, Zanichelli, 1984, pp. 121-129

Per le città dell'Aonia Tirsia, profeta famoso,
dava veraci responsi alla gente che glieli chiedeva.
Prima la bruna Liriope s'ebbe la prova sicura
della veridica voce. L'avvolse il Cefiso nell'onde
sue tortuose, l'immerse nell'acqua e le fe' violenza.
Quanto mai bella la ninfa produsse l'utero pieno
un bambinel che poteva anche allora ben essere amato,
cui nome diè di Narciso. Richiesto il profeta Tiresia
se quel fanciullo poteva vedere la tarda vecchiezza
così rispose: "Se non mirerà mai se stesso!" L'augurio
vano sembrò lungamente; ma i fatti, la morte
inusitata e l'insolito amore provarono il vero.
A mala pena passati i tre lustri pareva avederlo
e giovinetto e fanciullo: lo desiderarono molti
giovani e molte fanciulle[...]

DECIMO MAGNO AUSONIO (Bordeaux 310 d.C/ 393-394 d.C), Epigrammi, 100 Traduzione da: Pastorino A. (a cura di), Opere di decimo Magno Ausonio, Utet 1971, pp. 828-829.

Se tu desiderassi un altro potresti possederlo, o Narciso:
adesso tu hai abbondanza d’amore, ma nessun frutto.

FRANCESCO PETRARCA (Arezzo 1304-1374), Triumphus Cupidinis, II, 145-150

ivi ‘l vano amador che la sua propria
bellezza desiando fu distrutto,
povero sol per troppo averne copia,
che divenne un bel fior senz’alcun frutto;
e quella che, lui amando, ignuda voce
fecesi e ‘l corpo un duro sasso asciutto;

Ho trovato tutti questi brani su http://www.iconos.it/
Un'interpretazione psicosomatica del mito è su
http://www.aneb.it/pages/mito_narciso.php

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