Homo Faber di Luca Bidoli


Lavoro su una buona materia:
me stesso.
Devo riscoprire l'abitudine
al silenzio,
al corpo che non risponde pi¨
al tuo volere,
ai giorni che si perdono
senza lasciare nulla,
alle tracce di me,
consumate come scarpe vecchie,
estranei bastioni vuoti
le parole si limano
nelle unghie dei morti.

Sono sospeso in questo tempo,
vivo in ogni tempo,
riconduco il gregge smarrito
al suo ovile:
non lascer˛ traccia di me,
quest'inverno.

Primavera, inghiotti
e divorami,

sia luce la falce che ultima recide,
risplenda nell'oro il riflesso del mio volto.
 

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