| Homo
Faber di Luca Bidoli Lavoro su una buona materia: me stesso. Devo riscoprire l'abitudine al silenzio, al corpo che non risponde più al tuo volere, ai giorni che si perdono senza lasciare nulla, alle tracce di me, consumate come scarpe vecchie, estranei bastioni vuoti le parole si limano nelle unghie dei morti. Sono sospeso in questo tempo, vivo in ogni tempo, riconduco il gregge smarrito al suo ovile: non lascerò traccia di me, quest'inverno. Primavera, inghiotti e divorami, sia luce la falce che ultima recide, risplenda nell'oro il riflesso del mio volto. |