Notturno (20 luglio 1969)
di Donato Ottolenghi


Notturno
rumore di carri
di carriaggi
lontano, sull’autostrada.
Notturno
strano rumore di treno
lontano, a Milano.
Estate e voce del silenzio
silenzio caldo vestito dei suoni che furono
ascolto, in silenzio.

Il mio piede leggero
ha lasciato un’impronta luminosa sull’asfalto
caldo
luminosa per occhi che intuiscano la materia
materia giovane, di un fanciullo,
giovane come questa umanità
che poggia un piede leggero
sulla Luna.

22/3/1997-8/6/1997

Per chi abita distante dalla ferrovia, a Milano, sembra strano udire il fischio del treno. Ma questo può accadere nelle calde notti estive, quando tutto è silenzio, meno che il rumore profondo e lontano delle autostrade. Un silenzio ascoltato con spasmodica attenzione, talvolta, come un piccolo scrivano fiorentino che s’interroga su Milano e su di sé.
I miei genitori sembravano del tutto refrattari alle notizie di cronaca, evitando di acquistare il giornale. Mia madre, con protervo tempismo, decise di tornare dalle vacanze al mare proprio quel 20 luglio, per sfruttare la comodità di un treno semivuoto (erano tutti rapiti dalle immagini televisive). Nel caldo respiro notturno della città, camminando, quasi sembrava di intravedere una scia luminosa lasciata dalle nostre orme sull’asfalto.
Nel gran silenzio io, ragazzino, alzai gli occhi al cielo e vidi una luna piena tersa, e non ebbi il tempo di soffermarmi ad immaginare l’uomo che si era spinto fin lassù, perché occorreva affrettarsi verso casa e verso il letto. Corri, corri leggero.
Oggi, dopo tanti anni, quando ancora mi sorprendo ad ascoltare il profondo silenzio delle notti estive, non posso fare a meno di pensare che il ragazzino, con il suo passo spedito e leggero, lasciasse una lieve impronta sulla vita ancora tutta da scoprire, come gli astronauti sulla luna.