Non conoscevo Laura. L'ho
conosciuta stasera, qui; e non la conoscevo, ovviamente,
come poetessa, essendo questo il suo esordio, nè avevo
mai letto niente di suo, prima. Devo dire che é stato un
incontro felice, cosa che non succede tanto spesso. Penso
che l'autrice abbia effettivamente delle qualità, anche
se é molto giovane, e avrà bisogno di tempo per
effettuare un suo percorso; ma già in questo primo libro,
si sente la promessa di un cammino interessante. La cosa
che più mi ha colpito, così, alla prima apertura di
libro, diciamo... é il tono molto fresco, e
contemporaneamente un certo gusto dell'ironia... un'ironia
molto leggera, molto trattenuta, in punta di penna, che
segnala un certo distacco dalle cose, come di una che non
si fa travolgere troppo. Già il primo testo, che ha
anche una forma grafica particolare, nel quale anche le
frasi messe tra parentesi contribuiscono a dare un senso
molto ironico al tutto ("Un usignolo...").
Quindi: come primo impatto con questa poetessa abbiamo
subito questa freschezza, questa levità; e questa
sottile ironia... Un'altra caratterisca che mi ha colpita
in queste pagine é il gusto della sensazione che l'autrice
ha, della sensazione fisica sentita con molta forza. C'é
in queste pagine abbondanza di vita... il che si può
capire, alla sua età... ma comunque non tutti abbondano
di vita, nemmeno alla sua età, e soprattutto non tutti
hanno questa capacità di manifestarla. Quindi: lei
coglie il mondo attraverso le sensazioni fisiche. Sono
sensazioni violente, di grande immediatezza. Fai clic su "La Città di Gerico nel
labirinto", copertina della raccolta e scarica
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Da sinistra: l'editore Angelo Gaccione,
Donatella Bisutti e l'autrice durante la serata di
presentazione
Addirittura
il processo razionale é visto dall'autrice attraverso la
sensazione:
Campane d'estate
L'estate scivola pigra/ tra falci enormi/ di luna vicina/
nelle sere d'aria e luce/ dopo i temporali/ Tra riflessi
accecanti/ di sole sul cemento,/ suoni di campanili
vicini/ nel fondo di traffico/ ticchettii di tastiere,/
neon sbiaditi del giorno, / doppi vetri chiusi e fili/ di
fresco dal condizionatore./ Tra notti d'afa, il gatto /
che chiama, e yogurt/ e frutta in giardino,/ tra basilico
e menta/ e attesa/ d'acqua che bolle e caffé/ che sale,
tra foto e libri/ parole
dalla carta/ negli occhi.
Abbiamo notazioni molto quotidiane, molto realistiche, e
nel finale queste "parole/ dalla carta/ negli occhi"
diventano un percorso di sensazione, non é più una cosa
puramente intellettuale. Addirittura lo si potrebbe
definire un processo di fusione con la sensazione. Anche:
"Indosso/ il blu della sera/ e il rosso/ cupo del
pozzo/ fluida/ e trasparente/ scivolo/ olio profumato/
oltre la porta." in cui la poetessa si immedesima a
tal punto con la realtà esterna che le trasmette questa
sensazione che, dice, la indossa, e questo fluiida e
trasparente sta per la permeabilità nei confronti della
realtà esterna.
Di quella abbondanza di vita di cui parlavo prima é un
buon esempio:
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"Galoppo/
cavalcatura mia/ ha il colore del vento/ e del velluto/
della notte d'estate/ caldo e luci/ punti di stella sul
nero/ tessuto prezioso/ galoppa veloce/ maestosa e scura/
rubini di occhi/ e sbuffi attorno/ cavalco/ curva sul suo
collo."
Quest'idea del galoppo rende la pienezza di vita, di
vitalità; una pienezza in cui l'autrice in parte si
identifica, avendo contemporaneamente la consapevolezza
del pericolo che c'é nell'abbandonarsi: si ha l'impressione
che sia il cavallo a condurre il gioco, e che non sia il
cavaliere a guidare il cavallo, ma il cavallo a
trascinare il cavaliere!
La psicologia stessa dell'autrice viene espressa
attraverso le sensazioni, la percesione che lei ha del
proprio corpo. Per esempio: "Vecchie/ paure
tornano/ alle spalle/ sparse che erano/ si radunano/ alla
base del collo/ fauci serrate/ sulla nuca."
Dal punto di vista dello stile, poi, la poesia di Laura D'Incà
ha anche una notevole fermezza di scrittura, una
scrittura che dà l'impressione di posarsi sulla carta
con notevole determinazione. C'é già una misura, una
scansione che ha un suo rigore, un'economia di parole;
non ci sono sbavature, non c'é eccesso di aggettivazioni.
Per esempio, la parte finale della poesia di pagina 12:
"Sole sarò/ e gocce di pioggia/ sarò vento/
e mani sottili/ sarò foglie/ e fili d'erba/ velluto/
profumo di bosco/ e di cielo/ e cielo sarò./ Camoscio,
alce/ lepre, volpe/ lupa e orsa. Aquila./ Avrò ali
grandi/ e artigli/ e becco/ e un/ nido enorme."
é una poesia abbastanza prosciugata, che é una cosa un
po' insolita in una ragazza così giovane, perché in
genere si tende a scrivere in eccesso, e non sempre si
trova la capacità poi di ripulire il testo, di lavorarci
su per portarlo a un suo rigore, lavoro che in poesia é
sempre necessario. Così il senso di irruenza del "Galoppo"
é dato anche da questo "nido enorme", ma la
violenza, alla fine, é contenuta.
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