Camminare

(Pubblicato per la prima volta il il 22 Settembre 2004)

In città si diventa miopi. Soprattutto se la maggior parte del tempo è sprecata a fissare un monitor. Letteralmente. E metaforicamente. Narcisismo all’ennesima potenza. O si annega, o s’impara a nuotare. Lo studio parte dai panorami più gettonati, da quello che si guarda senza vedere: fotografarlo obbliga a riflettere (Narciso, ancora). Ecco, i marciapiedi. Il percorso, dalla visione egoica (i miei propri piedi), si sviluppa, diventa azione: il camminare. Poi, finalmente, altri passi (dai miei piedi a quelli altrui) che condurranno a un’idea di movimento più allargata.

Camino sobre mis pies, /sin muletas ni bastón, /y mi voz entera es /la voz entera del son. /Camino sobre mis pies, /sin muletas ni bastón […]/ hay que andar, /hay que mirar para ver, /hay que andar […] (Cuando yo vine a este mundo, Nicolas Guillén)

I walk on my feet /without a crutch nor a stick /and my whole voice is /the whole voice of the sun. / You’ve to go, /you’ve to look if you want to see, /you’ve to walk.

(When I came to this world, Nicolas Guillén)

Cammino con i miei piedi, /senza stampella o bastone, /e la mia voce intera
è /la voce intera del sole./ bisogna andare, /bisogna guardare per vedere, /bisogna camminare.

(Quando son venuto al mondo, Nicolas Guillén)