Sleeping in my bedroomS (2)

Sometimes my bedroom becomes bigger and bigger, the ceiling flies away, walls fall down, and water comes inside and keeps rising and rising, until the only thing left to do is row.

A volte la camera da letto si allarga, si allarga… il soffitto vola via, le pareti crollano, entra acqua e sale, sale… finché l’unica cosa che resta da fare, è remare.

Photo manipulation by Erik Johansson

Sleeping in my bedroomS (1)

In The Room, Pavel Kryz 2012

It’s quite like a mirror placed exactly in my bedroom; or should I say, one of my bedrooms, as I keep on dreaming I’m sleeping in more than one.

E’ quasi uno specchio piazzato esattamente nella mia camera da letto; o meglio, una delle mie camere da letto, dato che continuo a sognarmi che sto dormendo in più d’una.

Capolavori

Capolavori
Conversazioni della buonanotte
Originally posted on 23 January 2011 at 14:59

Eravamo già nel letto con la luce spenta, e abbiamo cominciato a parlare di cinema. E’ capitato incidentalmente, non l’abbiamo mica fatto apposta. S. diceva: “Loro sono dappertutto. Io lo so. Ma non mi avranno.” “Ma chi?” “Loro!”.
“Ti ricordi L’Esercito delle dodici scimmie? C’era un barbone che aveva una conversazione dello stesso genere con Bruce Willis, ti ricordi? Quello che si strappava i denti perché credeva ci fosse una microspia negli incisivi.”
“Terry Gilliam è un genio. Hai visto Brazil? “Certo Brazil è un capolavoro, L’Esercito delle dodici scimmie non è a quel livello, no?! “No, certo. Brazil è il capolavoro di Terry Gilliam, i film che ha fatto poi sono stati sempre un po’ deludenti, forse perché dopo un film come Brazil, ti aspetti sempre qualcosa del genere, o a quel livello. Però ci sono registi che hanno fatto bei film, tutti diversi, e tutti belli.”
“Sì. Per esempio i fratelli Cohen.” “Sì. O Clint Estwood.” “Però non diresti capolavoro di nessuno dei film dei Cohen. O di Clint Estwood.” “No.” “Mi chiedo che caratteristiche deve avere un film per farci dire: E’ un capolavoro.” “E poi c’è Kubrick. I film di Kubrick sono tutti capolavori.” “Io Brazil lo associo sempre a Il Cielo sopra Berlino di Wender. Forse per quell’immagine di lui che sogna di volare, non ha anche una specie di armatura? Ecco, mi ricorda gli angeli di Wender.”

“Ecco per esempio Wenders ha fatto quel capolavoro lì e poi ha cercato di rifare sempre lo stesso film per il resto della sua vita. E non c’è più riuscito.” “Ma no dai, forse ci ha provato per un po’, però ha fatto anche fill diversi, per esempio Paris, Texas(1) . E poi c’è quel film, molto più recente, simile a Paris, Texas dove il protagonista viaggia in auto in panorami desertici alla ricerca del figlio(2), hai presente? E poi il mio preferito, Fino alla fine del mondo.” “No. Piuttosto: devi vedere Apocalypse Now. Devi superare le resistenze che hai nei confronti dei film di guerra, o dei film dove ti aspetti che ci sia violenza, perché ti perdi veramente molto. In Apocalypse now ci sono sequenze incredibili, immagini associate a musica assolutamente imperdibili.” “Diresti che è un capolavoro?” “Sì. Oppure Il dottore Stranamore, la follia visionaria e l’esattezza spaventosa con cui viene descritta una realtà, presentata come parodia, me è tutto vero, sai che adesso India e Pakistan hanno dichiarato di avere armi atomiche? Pensa. Adesso che Stati Uniti e Russia le dismettono, questi le fanno.” “Sì. Pensavo adesso a un altro capolavoro assoluto.” “Di Kubrick?” “Sì.” “2001…” “Sì. Pensavo che oltre alla storia, alla bravura degli attori, alle belle inquadrature, alla perfezione delle riprese, eccetera, probabilmente quello che fa la differenza tra un bel film e un capolavoro è la forza poetica. Deve esserci un aspetto poetico forte, qualcosa che parla a livello inconscio.” “Un capolavoro artistico.” “Sì.”

(1) Paris, Texas, 1984, è precedente a Il cielo sopra Berlino, 1987.
(2) Non Bussare Alla Mia Porta, 2005, con Jessica Lange, Sam Shepard, Sarah Polley, Tim Roth

The Hitchhikers’ guide to the Galaxy

The first pharagraph of The Hitchhikers’ guide to the Galaxy by Douglas Adams

“Far out in the uncharted backwaters of the unfashionable end of the Western Spiral arm of the Galaxy lies a small unregarded yellow sun. Orbiting this at a distance of roughly ninety-eight million miles is an utterly insignificant little blue-green planet whose ape-descended life forms are so amazingly primitive that they still think digital watches are a pretty neat idea. This planet has — or rather had — a problem, which was this: most of the people living on it were unhappy for pretty much of the time. Many solutions were suggested for this problem, but most of these were largely concerned with the movements of small green pieces of paper, which is odd because on the whole it wasn’t the small green pieces of paper that were unhappy. And so the problem remained; lots of the people were mean, and most of them were miserable, even the ones with digital watches.”

L’Incipit della Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams (Trad. L.Serra)

“Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.
Questo pianeta ha, o meglio aveva, un fondamentale problema: la maggior parte dei suoi abitanti erano infatti afflitti da una quasi costante infelicità. Per risolvere il problema di questa infelicità furono suggerite varie proposte, ma queste per lo più concernevano lo scambio continuo di pezzetti di carta verde, un fatto indubbiamente strano, visto che ad essere infelici non erano i pezzetti di carta verde, ma gli abitanti del pianeta. E così il problema restava inalterato: quasi tutti si sentivano tristi e infelici, perfino quelli che avevano gli orologi digitali.”

The Daily Post Challenge

balloons

This poem is for the Daily Post Challenge of this week Time for Poetry

Song, for someone I loved
by Laura D’Incà

Blue lights across the space – he’s so far away
She slips through the night on a flying carpet
The rustling forest crashes into
The rumbling river among the rocks

This line of red yellow balloons carves the sky
Can’t wait no more for him to come back
Liquid gold on the head, liquid gold on her face
Silence, silence, silence on the sand

Comes dawn, finds a fawn, a hare, a blackbird
Pale light from the hills starts shining above
Liquid gold on the head, liquid gold on her face
Silence, silence, silence on the sand